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COMUNICAZIONE

Lunedì 16 Ottobre 2017 Comunicato federale
Mi soffermo a leggere l’art. 718 del Codice Penale, poi dò uno sguardo alle tabelle dei

giochi proibiti emesse da svariate Questure italiane… Quasi mai compare il burraco e ove di

tanto in tanto fa capolino riporta la denominazione originaria di “burago”, richiamandosi a

tabelle tramandate nel tempo, quando era un gioco privo di regole ed ognuno si costruiva le

proprie. Del resto Wikipedia, che definisce l’azzardo ed espone una datata tabella dei giochi

di carte proibiti, include nientemeno che il Bridge, sport riconosciuto da decenni sia dal CIO

che, ovviamente, dal CONI.

Ma, mi chiedo, forse che taluni giochi, che non c’è tabella dei giochi proibiti che non

classifichino “d’azzardo”, solo perché hanno un regolamento unico riconosciuto, meritino,

con tutto il rispetto per i loro praticanti, una collocazione già garantita anche per il

prosieguo nel registro delle discipline ammesse dal CONI?

Non risulta che alcuni giochi identificati d’azzardo, e al loro pari tante altre discipline

che il CONI continuerà a riconoscere, contino proseliti neanche per la metà di quelli che

praticano agonisticamente il burraco, né che altre discipline siano balzate mai agli onori

della cronaca – ricevendo molteplici e autorevoli encomi – per i contributi versati tramite le

gare di beneficenza a Enti ed Istituti grazie alla organizzazione dei circoli affiliati.

Vogliamo parlare della funzione sociale che il burraco inequivocabilmente sviluppa

tramite l’aggregazione di gruppi e di persone che in questo hanno trovato financo una

ragione di vita? Vogliamo parlare della capillare estensione sul territorio – presente in ogni

provincia italiana – che può annoverare il burraco agonistico? E del contributo non

indifferente all’economia e al turismo, grazie ai tornei a carattere regionale e nazionale che

spostano annualmente migliaia e migliaia di iscritti?

Rivangando ancora tante discipline d’azzardo e non, sconvolge sinceramente la

preferenza accordata a giochi che non hanno minimamente la rilevanza assunta in venti anni

dal burraco agonistico; né, come asserito da luminari della medicina, la capacità di tener

desto l’esercizio mentale nei più anziani, che con entusiasmo si avvicinano alle gare di

burraco per fregiarsi della nomea di agonisti.

Altresì la delibera del CONI sulle discipline sportive riconosciute è casualmente capitata

proprio nell’anno in cui il governo ha successivamente approvato la Riforma del Terzo

Settore, tuttora incompleta, il che costituisce un ulteriore colpo di scure per tutte le ASD che

stanno oggi vivendo lo spettro della chiusura forzata a fronte di responsabilità

amministrative, contabili e fiscali su cui non può esservi chiarezza, se è vero com’è che la

predetta incompletezza della Riforma non schiude appieno gli scenari a divenire.

L’auspicio è che subentri la comprensione, anche per le peculiarità espresse circa il gioco

del burraco e si addivenga a una soluzione anche tramite una serie di condizioni,

ovviamente praticabili, dettate dal CONI o, in extrema ratio, a una proroga a medio lungo

termine necessaria per ottenere consulenze certe e inequivocabili su un futuro da

associazioni no profit. Altrimenti presto dovremo a malincuore indirizzare Enti e Istituti, ad

esempio, presso la Federazione Italiana Giochi e Sport Tradizionali per la raccolta di fondi

organizzando, ne cito un paio a caso, avvincenti duelli di Morra o partite a bocce..